Paziente autistico: idrokinesiterapia come canale di comunicazione non verbale

Con il termine “autismo” si vuole indicare quella sindrome riconosciuta come il più sconcertante dei disordini comportamentali, e già riscontrabile nei primi anni di vita, caratterizzata da una incapacità a mettersi in relazione ed interagire con l’ambiente circostante, dall’impossibilità a comunicare con gli altri attraverso il linguaggio, dall’ossessione nel mantenere l’uniformità e resistere ai cambiamenti.

Quali le cause all’origine di detta sindrome, ad oggi non è dato sapere:  esiste conflittualità tra le linee di pensiero psico-genetica e quella organica, ma al di là dei suddetti conflitti e in attesa che la scienza possa dare in futuro delle risposte ben più esaurienti e precise in funzione di una terapia assolutamente mirata, quello che oggi è l’obiettivo da raggiungere sta nella ricerca di un “approccio curativo” che tenga contò. non solo dei sintomi, ma che intervenga nel cambiare in qualche modo la struttura, lo sviluppo e l’organizzazione del comportamento dello stes-so bambino.

E’ chiaro che gli approcci sono svariati e che nessuno singolarmente è in grado di dare tutte le risposte, avendo ognuno i suoi successi e i suoi fallimenti. Bisogna cercare di individuare nello specifico quello più adattabile e che offra la maggior quantità di opportunità per il bambino.

Possiamo dire che l’idrokinesiterapia è una attività che utilizza l’acqua come canale di comunicazione, sfruttando le sue proprietà fisiche quali: temperatura, galleggiamento, resistenza all’avanzamento, pressione, al fine di ottimizzare la globalità dell’approccio con l’ausilio di principi neuromotori.
L’acqua come ambiente microgravitario facilita l’esecuzione dei movimenti; si perderà quindi la rigidità e si acquisterà la padronanza di compiere più atti motori contemporaneamente con più parti del corpo.

 

Muoversi quindi in acqua attraverso la funzione tattile e la motricità favorisce l’acquisizione al soggetto della conoscenza del proprio corpo; sia nella sua globalità che nelle sue parti differite contribuendo inoltre a far  prendere coscienza del controllo della propria respirazione.
Possiamo quindi affermare che l’idrokinesiterapia è un potenziale canale utilizzabile “sia per rilassare un bimbo tendenzialmente insicuro, sia per rilassare un bimbo iperattivo”.

Il gioco sarà la molla principale che farà vivere al bambino, spinto dal divertimento, l’esperienza come situazione di piacere. Il contatto con l’acqua non dovrà avvenire in modo repentino ma graduale: non si proporrà quindi l’entrata in vasca alla prima seduta ma si inizierà gradatamente cercando inizialmente l’approccio giocando con oggetti al bordo vasca, facendoli quindi cadere in acqua e cercando successivamente di recuperarli magari entrando in vasca assieme al bambino e, se è il caso, insieme alla mamma.

E’ importante in questa fase iniziale allentare l’eventuale stato di tensione del bambino trasmettendogli sicurezza attraverso la tranquillità e serenità dell’operatore. In acqua più che altrove sarà possibile percepire e scambiarsi comunicazioni affettive nella forma più primitiva, con il contatto corporeo, il cosiddetto dialogo tonico, lasciando il tempo al piccolo paziente di abituarsi al nuovo elemento che lo circonda offrendogli sensazioni più diverse; così come con il galleggiamento si avrà la sensazione delle tensioni muscolari legate al piacere la fluidità del movimento.

E’ necessario quindi per l’attuazione di tale programma terapeutico una struttura di piscina ideale, limitata nelle dimensioni, con acustica ottimale, con bordi vasca non eccessivamente alti, con temperatura d’acqua pari a 32° circa.
Per l’esecuzione di un protocollo terapeutico il Fisioterapista utilizzerà numerosi ausili quali tubi galleggianti, ciambelle,tappetini, braccioli di varia dimensione e colore al fine di soddisfare i vari campi deficitari.

Obiettivi dell’idrokinesiterapia nel paziente autistico

Per avallare un protocollo idrokinesiterapico bisogna innanzitutto definire gli obiettivi da raggiungere progressivamente e che possono essere così riassunti: dialogo tonico, controllo di sé e della respirazione, gioco corporeo, equilibrio del corpo.
Ognuno di questi obiettivi consterà di 3 fasi sequenziali e propedeutiche al fine di far memorizzare al piccolo paziente l’esercizio propostegli.

  • Nella prima fase sarà lo Psicomotricista che mobilizzerà il piccolo paziente;
  • Nella seconda fase sarà il piccolo paziente che imiterà lo Psicomotricista.;
  • Nella terza fase il piccolo paziente eseguirà da solo l’esercizio, se possibile, dietro comando verbale.

 

Esercizi in acqua

Adesso verranno elencati alcuni esempi di esercizi da far effettuare al piccolo paziente, tenendo conto degli obiettivi suddetti.

Per quanto riguarda il Dialogo Tonico si cercherà di portare il bambino in galleggiamento sull’acqua, poi si cercherà di fargli alzare le braccia avanti al volto a gambe chiuse; il gioco consisterà nel portare le braccia fuori ed abdurre le gambe.
L’esercizio può essere riportato in posizione verticale con l’ausilio di una ciambella. Far ruotare su se stesso il bambino ciambellizzato con un punto di riferimento (bordo vasca) prima a 90° e poi a 180° poi 360° da sinistra a destra e viceversa.

 

Gioco corporeo

Esempio di esercizio in acqua bassa:

  • rotolare con il corpo fuori e poggiando con le mani sul fondo, si comincia distesi sul dorso con appoggio palmare e successivamente si passa prono e così via.
  • Lo Psicomotricista regge i piedi del bambino, egli spingerà e distenderà le gambe facendosi scivolare su di un tappetino o sul pelo dell’acqua.
  • Proporre la deambulazione sulle ginocchia con acqua a diverse altezze.

 

Controllo di se della respirazione

Bisogna tenere presente che un bambino autistico presenta spesso una respirazione corta e boccale e la respirazione sarà strettamente associata alla percezione del proprio corpo. Si comincerà con:

  • il controllo dell’espirazione;
  • far soffiare sempre più a lungo fino a farlo con il naso;
  • successivamente si inseriranno esercizi toracici e toraco-addominali al fine di ottenere un rilassamento globale, facendo percepire al piccolo paziente le nozioni di distensione sull’acqua e del proprio peso;
  • soffiare spostando una barchetta, sputare acqua da un boccaio, fargli emettere suoni legati all’intensità e alla raffigurazione, con intensità debole prima in superficie poi sotto il pelo dell’acqua.

 

Equilibrio corporeo

Il lavoro dell’equilibrio verrà eseguito ed anticipato con un simultaneo controllo della respirazione e del corpo . Ad esempio:

  • destabilizzazioni su un ausilio ludico galleggiante (coccodrillone);
  • seduto su una ciambella, mantenere le braccia prima in abduzione poi in elevazione senza perdere l’equilibrio;

 

Tutti gli esercizi verranno eseguiti con sequenzialità e propedeuticità allo scopo finale di memorizzare ed eseguire il più correttamente possibile ciò che è deficitario.

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