P.C.I. (Paralisi Celebrale Infantile): riabilitazione in acqua

Brevi cenni sul Metodo A.S.P (Approccio Sequenziale Propedeutico):

  • Approccio: l’acqua come setting terapeutico
  • Sequenziale : proposta logica di schemi
  • Propedeutico : dalla valutazione alla strutturazione di schemi finalizzati e logici

 

La Paralisi Cerebrale Infantile (P.C.I.):

  • Non è una malattia, ma l’esito di un evento patologico avvenuto in epoca pre/perinatale o postnatale entro il primo/secondo anno di vita
  • L’assenza del movimento non è la caratteristica del disturbo motorio della paralisi cerebrale infantile
  • L’Ipertono è l’espressione clinica dell’aumento del tono posturale.
  • Presenza di schemi patologici di postura e/o di movimento
  • Presenza di movimenti involontari, incontrollabili, ricorrenti e, occasionalmente, stereotipati

 

L’acqua è uno stimolo sensoriale tangibile rispetto all’aria, pertanto costituisce un supporto concreto. Lo stimolo che viene dato al nostro corpo all’ingresso in acqua coinvolge sia gli esterocettori, sia i propriocettori che, in condizioni normali, hanno il compito di percepire le informazioni dei movimenti del corpo nello spazio.

L’acqua è di per se un elemento induttivo alla motivazione e quindi al movimento, per il semplice fatto che vengono a modificarsi i giochi muscolari (centripeto-centrifugo) condizionati dalla forza di gravità. Bisogna quindi dare possibilità al piccolo paziente , attraverso il rispetto dei tempi e la scelta dell’assetto più idoneo, di percepire queste variazioni di tono muscolare .

A terra la percezione propriocettiva e’ legata alla forza di gravità, in acqua la stessa è proporzionale e in funzione alla forza di gravità ed evocabile e mutabile da un’altra forza: la spinta idrostatica.

In un ambiente microgravitario, come in acqua, la riduzione della forza di gravità permette di adattare il proprio schema corporeo attraverso delle sensazioni e delle afferenze che non sono soltanto quelle legate al carico

Schema corporeo

Con il termine “schema corporeo” intendiamo quell’insieme dinamico di informazioni posturali, cinestesiche e temporali (sequenze o successioni di movimenti, gesti, azioni) che sottende attivamente i nostri gesti ed azioni sul mondo esterno (Ratti, 1991).

Pick (1908, 1922) descrive l’incapacità di individuare parti del proprio corpo, denominandola “autopagnosia”, e ipotizza una immagine spaziale del corpo che l’individuo costruisce durante lo sviluppo, una rappresentazione basata sulle afferenze sensoriali che permette una consapevolezza topografica del corpo stesso.

La riduzione della velocità dei movimenti ci permette di apprendere o riapprendere sequenze di movimenti anche complessi.

OBIETTIVI NELLA RIABILITAZIONE IN ACQUA DEGLI ESITI DI P.C.I SECONDO I CRITERI A.S.P.

FINALITA’

  • Cercare di arrivare ad uno stato di rilassamento, non certo enfatizzare un lavoro di rinforzo muscolare
  • Migliorare il controllo del ritmo respiratorio: la respirazione è strettamente legata alla percezione del proprio corpo
  • Portare il paziente ad acquisire una nuova conoscenza del proprio corpo in relazione ad un diverso ambiente tridimensionale microgravitario: l’acqua
  • Migliorare o iniziare a sperimentare le stereognosie: una volta liberati gli arti, il soggetto ha la possibilità di avvicinarsi ad un oggetto e toccarlo, sperimentare uno spazio sopra, sotto, di lato, intorno
  • Nei casi molto gravi controllo, raddrizzamento del tronco ed evocazione reazioni paracadute – Ridurre le contratture es. rigide scoliosi neurologiche e blocchi articolari
  • Favorire l’espressione delle potenzialità del bambino in un contesto non prestazionale per aumentare l’autostima
  • Favorire la conoscenza di sé a livello emotivo-affettivo e la conoscenza corporea
  • Favorire la diminuzione dell’impaccio motorio e della goffagine
  • Permettere di scaricare la tensione (es.bambini aggressivi) decolpevolizzando l’atto eccessivo (l’acqua non si rompe!), regolando e facilitando una maggiore consapevolezza di sè.

 

NEUROPSICOMOTRICITA’ IN ACQUA

La pratica neuropsicomotoria in acqua ha come obiettivo la presa in carico PRECOCE del bambino con disabilità, l’APPROCCIO GLOBALE ovvero l’abilitazione funzionale (apprendimento di schemi di posture e di movimento) in un contesto che tenga conto della crescita emotivo affettivo relazionale.

La ricerca del movimento avviene attraverso la stimolazione del piacere sensomotorio, l’esperienza corporea è mediata dall’acqua che avvolge contiene rilassa e amplifica la percezione Il lavoro in acqua permette di arricchire la terapia in stanza di una componente fisica specifica, l’ambiente acquatico, in grado di favorire il conseguimento degli obiettivi definiti nell’ambito del programma riabilitativo.

L’ambiente acquatico rappresenta quindi una sorta di facilitatore, in quanto ripropone una dimensione arcaica nell’ambito della quale risulta più facile attivare quelle esperienza sensopercettivo-motorie critiche per l’emergenza delle competenze adattive e delle abilità motorie latenti.

MOVIMENTO COME CAMBIAMENTO

  • L’acqua induce ad aggiustare e modulare gli stati tonici ma è alla capacità di rilassarsi ed alla capacità di acquisire posture diverse da quelle terrestri che si deve la possibilità di avere un tono più adatto all’ambiente
  • Sulla terra lo spazio è bidimensionale: siamo a contatto con l’aria che non creando resistenza ai nostri movimenti non ci permette di sentire i confini corporei tra pelle e aria, tra dentro e fuori di noi
  • L’acqua ci permette di avere consapevolezza dello spazio che ci circonda, ci avvolge ci contiene.

In acqua cambia il riferimento spaziale che diventa tridimensionale: ci spostiamo Avanti, indietro, lateralmente, in alto e in basso.

Il Setting “acqua” sarà un luogo gratificante e al contempo contenitivo, uno spazio privilegiato di gioco e di relazione.

L’ACQUA E’ IL PRIMO MATERIALE GIOCATTOLO CON IL QUALE IL BAMBINO ENTRA IN CONTATTO

 IL CORPO E’ L’OGGETTO PIU’ IMPORTANTE!

Tanto quello del bambino in quanto riceve sensazioni che generano sentimenti, emozioni e reazioni, quanto quello del terapista che contiene e sostiene.
Il corpo veicola la comunicazione empatica tra bambino e terapista attraverso i gesti, la mimica, lo sguardo e i silenzi.

VALUTAZIONE DEL COMPORTAMENTO SPONTANEO IN ACQUA SECONDO I CRITERI NEUROPSICOMOTORI DELL’A.S.P.

  • Il bambino si siede su una sedia o su una tavoletta con acqua fino al petto
  • Il bambino si mette in ginocchio sul fondo della piscina
  • Cammina in acqua con aiuto
  • Cammina in acqua senza aiuto
  • Il bambino trascina oggetti in acqua , spinge oggetti
  • Il bambino cerca il contatto fisico con altre persone
  • Si deve sentire rassicurato per svolgere attività in acqua
  • Preferisce fare da solo le varie attività – Entra ed esce dalla vasca da solo
  • Con appoggio degli arti superiori al corrimano
  • Senza appoggio
  • Schiaffeggia la superficie dell’acqua o la muove spontaneamente con la mano
  • Pizzica l’acqua con il pollice e indice
  • Lecca l’acqua
  • Beve l’ acqua
  • Sputa l’acqua

Schema di valutazione

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