Neuropsicomotricità in acqua

Il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, con una formazione specifica in idrokinesiterapia, può portare un enorme beneficio sia ad un bambino con una patologia neurologica sia ad un bambino con disturbi della coordinazione motoria o disturbi della sfera emotiva relazionale.

Nell’ambiente acquatico la totale assenza della gravità permette al bambino di fare nuove esperienze e di conseguenza nuovi apprendimenti.

Il movimento rallentato che si vive in acqua permette di aumentare l’attenzione e il controllo. Nelle Paralisi Cerebrali Infantili l’acqua calda riduce la spasticità e di conseguenza permette di assumere posture che facilitano l’attenzione, il controllo e la prensione. Inoltre l’acqua facilita la collaborazione e la relazione con il terapista e permette al bambino di viverla come un’esperienza positiva e ludica in cui si diverte e non si rende conto di “lavorare” perché la motivazione è molto forte.

L’assenza della forza di gravità permette di compiere dei movimenti che il bambino fuori dall’acqua non riuscirebbe a svolgere e questo spostamento e sperimentazione autonoma crea una gratificazione altissima nel bambino.

Quasi tutte le azioni che si chiedono al bambino in acqua implicano il controllo simultaneo di più atti motori contemporaneamente. Ad esempio per lanciare la palla, seduto su una ciambella, il bambino dovrà controllare l’equilibrio per non perdere la ciambella mentre deve stare attento a lanciare la palla per fare canestro.

Questa esecuzione di più atti motori finalizzati ad un obiettivo migliorano sia gli aspetti prassici che le funzioni esecutive perché implicano un controllo su più piani. Nei disturbi della sfera relazionale e comunicativa come il disturbo generalizzato dello sviluppo, la neuro-psicomotricità in acqua migliora le componenti comunicative verbali e non verbali e consente di instaurare una relazione in minor tempo e qualitativamente più intensa, in cui il terapista non viene utilizzato solo come strumento per raggiungere i propri obiettivi ma anche come soggetto con cui relazionarsi meglio con lo sguardo ed a cui ricorrere per ottenere un’esperienza piacevole.

S riscontra una notevole riduzione delle stereotipie. Sorprendente è che il bambino, ad esempio con autismo, nell’ambiente acquatico potrebbe trovare una situazione ottimale di isolamento e di chiusura verso il mondo esterno. Invece tutto questo non avviene, anzi pur permettendosi dei momenti di rilassamento che si manifestano attraverso il tono muscolare, la mimica facciale e l’assunzione di posture come il morto a galla, il bambino condivide lo spazio, ricerca il contatto e la relazione con l’altro.

Le stereotipie, quando presenti diventano gesti che hanno un effetto semplice e immediato. Il suo stesso movimento diventa un parametro per comprendere profondità e lunghezze.

La relazione si instaura gradualmente, così come graduale è l’entrata in acqua in cui il terapista in assoluto silenzio lascia spazio ai tempi del bambino, aiutandolo magari nel fare sentire la temperatura dell’acqua sui piedi, e assecondando le strategie che il bambino vuole adottare seppur non adeguate ma che fanno vivere in serenità e tranquillità questo momento.

L’uso degli strumenti avverrà solo in un secondo momento quando sarà lo stesso bambino ad esplorarli autonomamente.

Fondamentale è che la terapia con i bambini diversamente abili e in particolare con i bambini autistici avvenga possibilmente in un ambiente calmo, tranquillo e con la presenza esclusiva e unica del terapista in acqua in modo da lasciare i pazienti ad un ambiente neutro e privo di stimoli distrattori o inibitori.

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