La Terapia Neuropsicomotoria in acqua

Negli ultimi anni l’ambiente “acqua” è diventato un setting a grande valenza terapeutica. Nel trattamento neuro psicomotorio l’acqua è sempre più spesso utilizzata sia per i suoi aspetti terapeutici-riabilitativi sia per la connotazione di esperienza globale e ludica. La piscina diventa uno spazio privilegiato di gioco e di relazione, l’acqua una mediatrice della relazione terapeutica, una facilitatrice, un agente unificatore che media la relazione tra terapista e paziente.

Dall’inizio degli anni 30 e fino ai giorni nostri studiosi di vari paesi hanno osservato e verificato gli effetti benefici dell’acqua sui neonati. Molte le scuole, da quella Russa a quella Francese, e le metodologie, che si contendono il titolo di prime ad essersi occupate di acquaticità dell’infanzia.
Ognuna di queste ha contribuito in modo indiscusso alla scoperta dell’acqua come strumento per riappropriarsi di capacità ed attitudini dimenticate, iniziando quel processo di rivalorizzazione della sensorialità intesa come percezione univoca dell’intero organismo. La formazione dello schema corporeo rappresenta una tappa fondamentale del normale sviluppo psicofisico del bambino.

Riabilitazione neuro psicomotoria
 

Vantaggi della terapia in acqua nella riabilitazione psicomotoria

Nell’acqua il bambino ricrea un ambiente a lui molto familiare, il ventre materno, si rilassa, prende coscienza del proprio corpo attraverso la stimolazione del sistema propriocettivo, impara nuovi movimenti, arricchisce schemi di postura e modelli di spostamento nello spazio, migliora il controllo respiratorio. L’esperienza in acqua inoltre concilia il sonno, accresce le capacità di adattamento alle novità, contribuisce allo sviluppo delle capacità psicomotorie.

In riabilitazione riavvicinare il neonato all’acqua può rappresentare un valido aiuto non solo a ricomporre quella frattura originaria, il trauma sofferto al momento della nascita ma anche a stabilire un’armonia e un equilibrio interiore a sviluppare motricità e intelligenza a partire da un patrimonio costituito sostanzialmente da meccanismi riflessi.

Si tratta di un ritorno alle origini, sfruttare la possibilità di richiamare o ripristinare alcuni riflessi primordiali, recuperare patterns motori e vissuti relativi alle esperienze intrauterine, nonché l’investimento emotivo delle stesse che, da sempre, sono la base più antica e profonda nella formazione del sé. L’importante è che si proceda in una visione unitaria del bambino senza permanere nella storica suddivisione Cartesiana: o solo corpo o solo mente.

Nasce pertanto la necessità di uniformare il linguaggio riabilitativo, di definire una serie di indicazioni operative determinanti al fine di elaborare il profilo professionale dell’operatore che lavora “con e nell’acqua”.
 

 

La riabilitazione in acqua

La Riabilitazione neuro psicomotoria in acqua si pone come obiettivo il recupero di schemi motori arcaici nonché l’attivazione del piacere senso-motorio in una dimensione, quella acquatica, che amplifica tutte quelle esperienze senso-percettive-motorie necessarie per la costruzione delle competenze adattive.

Principio chiave è la presa in carico precoce del bambino con disabilità e l’approccio globale, ovvero l’abilitazione funzionale (apprendimento di schemi di posture e di movimento secondo il Metodo A.S.P (Approccio, Sequenziale e Propedeutico) in un contesto che tenga conto della crescita emotivo-affettivo-relazionale.
Tenendo conto che l’esperienza corporea è mediata dall’acqua che avvolge, contiene, rilassa e svolge un ruolo di facilitatore nel superare i limiti sia fisici che psichici.

Come elemento riabilitativo, l’acqua non è un mero strumento nelle mani del terapista, come può esserlo un oggetto transizionale nella stanza di terapia, ma è la protagonista stessa del setting terapeutico.

L’acqua è l’ambiente con cui il bambino entra in contatto e di cui il terapista sfrutta le sue caratteristiche, detta le sue regole, avvolge il corpo, lo sostiene, lo modella, lo massaggia come l’aria non può fare.

Creando una resistenza al movimento ed al gesto l’acqua permette al bambino di riflettere su schemi che percepisce fuori da ogni possibile automatismo, permettendo una globalità di sensazioni, possibili solo in una dimensione acquatica. In questo ambiente privo di ogni barriera, il bambino grazie anche al galleggiamento sperimenta una sensazione di leggerezza, nella possibilità di assumere posizioni perse o mai neppure sperimentate.

Permettere al bambino di muoversi liberamente e dare libero sfogo alla motricità in un ambiente protetto e piacevole come l’acqua riveste una valenza utilissima ed un valido supporto alla terapia in stanza, è una marcia in più che può consentire al terapista di ottenere apprendimenti e performances non raggiungibili in presenza di forza di gravità.

 

“L’acqua completerà il vostro lavoro. Essa è credetemi molto più abile di voi. Vi basterà lasciarla lavorare” (F.Leboyer)

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