Terapia riabilitativa in acqua nel paziente geriatrico

L’oggetto di questo lavoro è la descrizione di un progetto condotto dalla cooperativa sociale ELLEUNO e dal personale della stessa che lavora presso R.S.A. Villa San Lorenza, presso Seravezza (LU). In questo progetto si è stilato un programma per portare gli ospiti della struttura in spiaggia, cogliendo così l’occasione per svolgere sedute riabilitative in acqua.

I pazienti hanno  tutti età superiore ai 65 anni, con deterioramento cognitivo a vari livelli. Il paziente geriatrico è quindi caratterizzato da una patologia primaria, che in associazione ad altre, oppure singolarmente, dà luogo a quelle cosiddette comorbilità, aumentando di gran lunga il grado di disabilità.

Vantaggi della riabilitazione in acqua

L’ambiente marino, secondo alcuni autori, (spiaggia e acqua di mare) presenta una serie di vantaggi dal punto di vista sanitario. Esso infatti può migliorare notevolmente la condizione di pazienti affetti da patologia polmonare, artralgie, edemi declivi e infiammazioni della cute.

Ciò è possibile anche grazie alle particolari caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua. La prima forma di terapia in acqua è stata proprio quella di sfruttare le caratteristiche del mare e dell’ambiente. In questo senso nel corso della storia è stata sviluppata la talassoterapia.

 

Il progetto riabilitativo in acqua

Questo progetto ha tenuto conto delle esigenze sia di tipo assistenziale durante l’uscita in spiaggia, sia di tipo riabilitativo, in quanto si è condotto una valutazione prima dell’uscita che permettesse di capire quali ospiti fossero più adatti e adattabili alle condizioni dell’uscita, sia per il caldo che per l’elevato sforzo fisico che si produce sulla sabbia per gli spostamenti.

Il progetto è stato articolato su più sedute e si è rivelato utile dal punto di vista psicologico per taluni dei pazienti intervenuti. Il problema che si poteva presentare era quello di non poter effettuare la seduta di idrokinesiterapia per le avverse condizioni del mare. Ma in questo caso si era previsto un tipo di attività alternativa a secco, sia respiratoria (alta concentrazione di iodio) che deambulatoria, utilizzando la sabbia sia per rinforzo che per una questione propriocettiva, molto utile soprattutto nel paziente anziano.

Gli operatori interessati da questa iniziativa sono stati:

  • Fisioterapista
  • Responsabile Attività Assistenziale
  • Coordinatore di Struttura
  • Animatrice
  • Assistenza Tutelare
  • Infermiere Professionale

 

Agli ospiti sono stati monitorati i parametri vitali prima dell’uscita e al rientro. L’infermiera professionale ha eseguito questi controlli e riportati al fisioterapista nei tempi opportuni per decidere eventualmente il cambio del paziente da portare a eseguire le terapie. Allo stesso modo si è chiesto ad una delle infermiere e ad una delle assistenti tutelari di venire presso il luogo dove si sarebbero svolte le sedute per assicurare la migliore assistenza possibile, data la fragilità principale del paziente geriatrico.

I pazienti sono stati precedentemente informati, così come i familiari, del progetto che si voleva portare avanti e, per ragioni di sicurezza, questo è stato proposto a pazienti che potevano presentare un grado di disabilità relativo.

Da non sottovalutare assolutamente è la temperatura dell’acqua, discriminante fondamentale per la scelta del paziente e per le proposte. Il mare dimostra una temperatura sensibilmente più bassa di quella di una piscina e ciò può provocare sbalzi pressori notevoli in pazienti tendenzialmente instabili come quelli anziani.

Esercizi proposti in acqua

Si è quindi deciso di creare interattività con un ambiente nuovo.  Siamo partiti proponendo la deambulazione sulla sabbia. Una volta raggiunto il mare si è iniziato gradualmente a far bagnare i pazienti in modo da farli prendere confidenza con l’ambiente. Con l’ausilio del fisioterapista e di una tavoletta galleggiante, alla quale si sono fatte appoggiare le mani, si è iniziato a camminare contro corrente, in modo da far raggiungere una zona con livello di acqua più adatto al trattamento e, allo stesso tempo, sfruttare le sollecitazioni della sabbia e della corrente, che costringe i paienti ad un continuo adattamento posturale per tutto il tempo.

Sono stati proposti poi esercizi per gli arti inferiori per migliorare la forza e la resistenza. Esercizi sempre svolti con sostegno del terapista.

A questo punto si è passati alla fase di galleggiamento. Tutti gli esercizi di scivolamento sono stati effettuati con l’ausilio della corrente marina. Il fisioterapista si è posto, infatti, con le spalle alla corrente che veniva dal mare aperto, in modo che il movimento contro alla corrente dello scivolamento, potesse in qualche modo aiutare nella distensione della muscolatura, offrendo una certa resistenza alle manovre.
La corrente marina e probabilmente l’insicurezza e la paura hanno giocato un ruolo fondamentale per quanto svolto in mare.

Nella successiva uscita, la condizione del mare ci ha permesso di lavorare in acqua con più tranquillità. Si è riproposto tutta la serie di esercizi della prima giornata e in aggiunta alcuni esercizi per il corretto controllo propriocettivo di tronco e bacino.

Conclusioni

Per quanto riguarda l’uscita in gruppo possiamo dire di aver ottenuto il risultato sperato. I pazienti accompagnati, infatti, hanno tutti riportato ottime risposte sia da un punto di vista umano che morale.

I pazienti hanno goduto di un miglioramento evidente e marcato della propria condizione sociale solo per il fatto di aver potuto frequentare un ambiente differente, che ricordava loro un tempo passato di libertà senza necessità di assistenza.

Venendo all’analisi conclusiva, dal punto di vista fisioterapico, è stato un buon successo, dove si sono potuti vedere e toccare con mano gli effetti benefici dell’acqua e dell’ambiente marino, su pazienti geriatrici con numerose comorbilità. L’ambiente marino è utile se sfruttato per le caratteristiche che può offrire, in quanto:

  • La sabbia da sola genera una sollecitazione fortissima al recettore podalico e permette di andare a stimolare tutte le afferenze propriocettive degli arti inferiori e del bacino, diventando una palestra naturale;
  • Il mare può essere sfruttato sia in senso favorevole che contrario, perché offre una resistenza naturale che nella seduta sia a secco che in piscina non si può ottenere

 

D’altro canto, le innumerevoli sollecitazioni che l’acqua offre, se da un lato permettono un miglioramento del controllo e un rinforzo della muscolatura posturale, dall’altro, in casi neurologici, la sovrastimolazione rischia di compromettere il lavoro svolto.

Si può quindi concludere dicendo che il mare può essere eventualmente considerato parte integrante di un un percorso riabilitativo, che non può però prescindere da un adeguato lavoro a secco.

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