Paziente sottoposto a condroplastica: proposta riabilitativa in acqua

Il lavoro che segue descrive l’esperienza riabilitativa in acqua effettuata su un giovano giocatore di rugby sottoposto a condroplastica.

Nella strutturazione dei programmi di riabilitazione per l’ articolazione femoro-rotulea molteplici possono essere gli strumenti e le tecniche utilizzabili. Tra tutte le terapie e i protocolli proposti non c’è però un consenso su quello che possa essere considerato un trattamento ottimale. L’elemento fondamentale sul quale sembra siano d’accordo la maggior parte degli autori è il rinforzo del muscolo quadricipite ed in particolare del vasto mediale obliquo, Dopo l’ intervento il lavoro in isometria viene iniziato precocemente come garanzia per ridurre forze compressive a carico dell’ articolazione femoro-rotulea e non stressare ulteriormente la cartilagine.

 

Esercizi di riabilitazione in acqua

L’ acqua con le sue caratteristiche fisiche permette delle varianti a questo tipo di esercitazione. Il paziente dopo aver disposto i galleggianti a livello lombare e cervicale si dispone in assetto positivo (galleggiamento da supino ) ; al di sotto del cavo popliteo viene posto un ausilio galleggiante di forma cilindrica (vuoto).

 

Al soggetto viene richiesto di schiacciare in profondità tale ausilio tramite una contrazione del muscolo quadricipite e mantenendo il ginocchio in estensione, di contrastare la tendenza dell’ausilio a sfuggire in direzione latero-mediale sotto l’ effetto della spinta idrostatica .

Per perseguire tale scopo (stabilizzazione del cilindro) il paziente effettuerà delle intra-extrarotazioni dell’ anca a cui corrisponderà un coinvolgimento del vasto mediale e vasto laterale secondo delle coordinate spa-zio-temporali e d’intensità all’ interno delle quali l’ azione viene svolta.

Non bisogna, inoltre, trascurare in questo esercizio, l’importanza dell’equilibrio dinamico che si instaura tra apparato flessorio ed estensorio con le varie componenti rotatorie. La difficoltà dell’ esercizio può essere ulteriormente graduata sostituendo il cilindro con un ausilio meno instabile come ad esempio un manubrio munito alle estremità di due elementi galleggianti.

Successivamente il paziente viene posizionato con le spalle al bordo vasca con ciambella ancorata all’altezza della caviglia e il cui volume viene aumentato gradualmente di volta in volta .Da questa posizione effettua delle flesso-estensioni dell’anca a ginocchio esteso , rallentando in particolare la flessione dell’anca (lavoro eccentrico),

Tuttavia se il quadricipite è “debole” o per meglio dire non riesce ad espletare la sua forza ottimale ,ciò può dipendere anche dalla rigidità dei suoi antagonisti, gli ischio-crurali che con i muscoli della loggia posteriore della gamba forma una coppia funzionale. Questo squilibrio determina un alterato rapporto di forza flessori-estensori provocando lo stress delle strutture articolari e periarticolari; togliere questi “freni” posteriori può essere importante per aumentare la forza del quadricipite , soprattutto nella fase terminale dell’ estensione.

Tali considerazioni ci inducono a ricercare un “rinforzo” di tale muscolo attraverso un esercizio isotonico eccentrico contemporaneamente ad un allungamento della catena posteriore (ischio-crurali e tricipite surale). Disponiamo quindi il soggetto in assetto positivo utilizzando come punto d’ appoggio per i piedi il bordo vasca; chiediamo al paziente di effettuare una estensione millimetrica delle ginocchia da effettuarsi durante la fase espiratoria della respirazione e da mantenersi nella fase inspiratoria , alternata da contrazioni isometriche dei m. flessori del ginocchio (riflesso miotatico inverso),per un tempo sufficientemente lungo(15-20 minuti).

Conclusioni

Se l’articolazione deve essere intesa come un organo di senso e non solo di movimento,in acqua si può aiutare a meglio percepire le parti del corpo; il soggetto riceve un insieme d’informazioni propiocettive che concorrono a combattere la fissazione di atteggiamenti patologici e di alterazioni funzionali.

Importante è la consapevolezza che ogni momento trascorso in acqua può dare sensazioni nuove e positive proprio perché ci si può rendere conto che il proprio corpo ,diventa un tutt’ uno con essa e in essa si rigenera. Queste considerazioni si aggiungono a quella che comunemente conosciamo come indicazione nel trattamento post chirurgico, come la riduzione dell’idrarto, del dolore postoperatorio ecc.

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