Efficacia dell’idrokinesiterapia nella patologia ortopedica della spalla

Questo lavoro non ha alcun valore statistico ma ha l’intenzione di mettere in evidenza come l’acqua sia un valido supporto nelle patologie ortopediche della spalla.

L’efficacia di tale trattamento è particolarmente evidente nel caso presentato. Signora di 48 anni.

DIAGNOSI CLINICA: “caspulite adesiva spalla sinistra con tendinopatia del capo lungo del bicipite”.

 RISONANZA MAGNETICA

  • Lieve disomogeneità di segnale a carico dei fasci prossimali del deltoide;
  • modeste irregolarità osteostrutturali a carico dell’articolazione acromionclaveare con iniziali segni di impingement;
  • tendinosi di grado lieve a carico del sovraspinoso;
  • borsite subacromiale di grado lieve;
  • minima sovrarappresentazione del fluido articolare in sede glenoomerale”.

 

VALUTAZIONE

E’ stata effettuata una valutazione che fa riferimento principalmente all’osservazione del paziente preso in esame, e che quindi non si discosta molto dalle valutazioni classiche.
Da tale valutazione è emerso che:

  • Tutti i movimenti della spalla erano deficitari;
  • Non vi erano differenze significative tra articolarità passiva e attiva
  • I deficit più marcati erano in abduzione e rotazione interna

 

Ciò dimostra come un insieme di fattori clinici, seppur di grado lieve, possa portare ad una notevole ipofunzionalità.

 

TRATTAMENTO

Sono state effettuate 12 sedute individuali di rieducazione in acqua con frequenza bisettimanale; temperatura dell’acqua: circa 30° .

La paziente, al momento della presa in carico, era già perfettamente ambientata in acqua; quindi non sono state effettuate sedute di ambientamento (indispensabili in alcuni casi).

 

OBIETTIVI

  • Riarmonizzazione dei rapporti articolari dell’articolazione scapolo-omerale
  • Riduzione di compensi posturali
  • Recupero dell’articolarità passiva e attiva
  • Ripresa delle attività di vita quotidiana

 

Il lavoro sperimentale è stato effettuato considerando tutti i movimenti compromessi dalla lesione, ma per necessità di sintesi in questo articolo prenderò in esame solo il recupero del movimento di abduzione.

 

ESERCIZI IN ACQUA

Oltre la mobilizzazione in acqua, è stata utilizzata principalmente la “croce prona”: si effettua con maschera e snorkel, e con ausili contenenti volumi d’aria (“braccioli”). L’esercizio consiste nell’effettuare un contrazione isometrica (per la durata di circa 10 respirazioni) contro la spinta idrostatica; tale contrazione deve essere effettuata vicino al limite di escursione articolare possibile per il paziente; seguita da un rilasciamento graduale (contrazione eccentrica), che farà raggiungere al paziente un “nuovo” limite, in cui effettuerà nuovamente un’altra contrazione isometrica.

Questo esercizio può essere effettuato non solo in abduzione orizzontale ma in tutte le diagonali intermedie abduzione orizzontale e flessione. Da notare che al termine di ogni diagonale si giunge ad un grado diverso di abduzione.

VANTAGGI

E’ possibile graduare la resistenza (contro la spinta idrostatica), da 0 fino a quella massimale variando il volume d’aria contenuto negli ausili. Inoltre la resistenza e l’allungamento muscolare (a favore della spinta idrostatica) agiscono su tutto l’arto superiore in maniera uniforme e continua, per cui l’esercizio non risulta traumatico.

Il lavoro articolare e muscolare è simmetrico: ciò ha il vantaggio di evitare compensi posturali soprattutto a carico del rachide. La paziente durante tutto il movimento ha il confronto simultaneo con l’arto sano, prendendo coscienza delle differenze esistenti fra i due arti.

Inoltre in acqua ogni tipo di asimmetricità (in ampiezza, forza, e direzione) provoca immediatamente una variazione eclatante dell’assetto del corpo (es: rotazione attorno all’asse verticale), per cui la paziente si accorge che il movimento non è corretto. Ciò permette di autocorreggersi (effetto biofeedbach).

 

E’ la paziente che ha il controllo sull’esercizio, attenendosi ovviamente all’indicazione del Fisioterapista; questo gli permette di autoregolarsi in relazione alla soglia e all’intensità del dolore, che il Fisioterapista non potrà mai conoscere esattamente.

A tale fine è utile la scala soggettiva del dolore (da 0 a 10). In questo modo si evitano le contrazioni di difesa o i compensi che la paziente applica quando sente troppo dolore o quando ha semplicemente paura di sentirlo. L’unico limite della croce prona è il fatto che il paziente deve essere necessariamente ben ambientato in acqua.

 

RISULTATI OTTENUTI

Nelle foto seguenti sono illustrati i risultati del trattamento:

  • 3: abduzione attiva massima prima del trattamento: circa 108°;
  • 4: abduzione attiva dopo il trattamento: circa 175°; si nota, oltre la differenza notevole di articolarità, la riarmonizzazione scapoloomerale ottenuta e la scomparsa dei compensi posturali, presenti prima del trattamento (confronta Fig.3 con Fig.4D).
  • Nelle Fig.5, 6, 7, 8 sono illustrati i movimenti globali della spalla: abduzione e rotazione esterna (prima e dopo il trattamento); adduzione e rotazione interna (prima e dopo il trattamento); Tali movimenti sono stati scelti perché simulano le attività di vita quotidiana come per es.: asciugarsi i capelli; infilarsi una camicia, ecc.. Dunque sono stati raggiunti tutti gli obiettivi previsti.

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