Il ruolo preventivo dell’idrokinesiterapia nelle lombalgie dell’atleta

Quando un individuo da atleta si trasforma in paziente intorno ad esso ruotano varie figure tra il medico dello sport, il Fisioterapista, il preparatore atletico e la società sportiva, che hanno come obiettivo il benessere del paziente al fine di riportarlo a dare le migliori prestazioni.

Imperativa a questo punto è la necessità di una diagnosi corretta alla quale dovrà poi seguire un trattamento adeguato che il più delle volte sottintende la sospensione dell’attività atletica.

Nel paziente atleta è fondamentale fare una distinzione tra lombalgia acuta e cronica. In quella acuta il trattamento oltre a prevedere riposo limitatamente alla fase acuta si avvarrà di terapia medica, ghiaccio, fasce lombari il cui uso sarà limitato per poche ore al giorno e terapie fisiche ( lorenz, ipertermia).

Assumono notevole importanza il trattamento chinesiterapico e l’idrokinesiterapia che assume un ruolo fondamentale nella prevenzione di quelle forme di lombalgia cronica che si manifesta quando si sottovalutano episodi acuti e frequenti.
Secondo la nostra esperienza l’acqua viene considerata quindi un supporto essenziale a quella che è la back school inquadrata in un contesto di terapia comportamentale e di educazione del paziente atleta.

 

L’attività sportiva spinge l’atleta al massimo delle sue capacità provocando delle sollecitazioni talmente elevate che possono forzare la colonna vertebrale al di là delle sue possibilità: compressioni assorbite dalla sezione anteriore della colonna (corpi vertebrali e dischi intervertebrali) come avviene nel sollevamento pesi, sport motoristici equitazione, ecc., movimenti forzati di iperestensione che possono danneggiare le strutture posteriori del rachide o movimenti di iperflessione forzati che danneggiano la parte anteriore e tra questi la ginnastica artistica tennis.

Movimenti di torsione potenzialmente lesivi sia per le componenti anteriori della colonna sia per quelle posteriori ancora più dannosa se abbinata alla flessione o all’estensione come il basket pallavolo sci tennis canottaggio.
Movimenti di flesso estensione e di inclinazione laterale della colonna scaturiscono forze di tensione e di taglio che agiscono a livello della sezione posteriore come nella ginnastica artistica salto in alto ciclismo.

Occorre tener presente che lo sportivo esegue il proprio gesto atletico non solo durante la competizione ma anche in modo ripetuto negli allenamenti quotidiani. Tale ripetizione effettuata per tempi lunghi e con elevata intensità provoca microtraumi sulle strutture muscolo-scheletriche, sui tendini e sui legamenti.

Le sedute di allenamento troppo intense, gli impegni agonistici ripetuti e ravvicinati senza le giuste pause di recupero sottopongono ad elevata pressione e ad usura precoce la colonna vertebrale. Ecco che allora atleti in giovane età soffrono in gran percentuale di mal di schiena soprattutto lombalgie.

Il lavoro che segue analizza più nel dettaglio il gesto atletico della pallavolo dove circa il sessanta per cento dei giocatori soffre di mal di schiena. La patogenesi di queste affezioni dolorose deve ricercarsi nella somma di due tipi di microtraumatismi subiti dal rachide lombare. Il primo è rappresentato dalla continua iperestensione del rachide lombare in alcune azioni di gioco come la battuta, schiacciata, tuffo e scivolata mentre il secondo elemento patogenetico va ricercato nei frequenti stress cui è sottoposto il disco intervertebrale nella fase di ricaduta dai salti.

L’esatta conoscenza del gesto atletico e quindi del meccanismo che può essere causa di rachialgia è fondamentale per poter instaurare delle strategie preventive (correzione di una postura scorretta, sostituzione di un gesto atletico con un altro, potenziamento di alcuni gruppi muscolari, stretching, rilassamento, uso del taping…) o un trattamento adeguato in tempi rapidi.

E’ necessario che l’atleta conosca bene come sia fatta la colonna come funziona e quale meccanismo porta al dolore per evitare un uso scorretto e per conoscere i limiti della colonna. Se la propria specialità costringe ad alterare le curve fisiologiche l’atleta viene motivato ad inserire nel suo allenamento quotidiano gli esercizi di compenso per riequilibrare il tutto.

Ecco quindi che l’idrokinesiterapia può farci da supporto. Le strategie preventive che possiamo mettere in atto con l’acqua sono collegate alle sue proprietà . Si cercheranno nuovi equilibri in acqua con esercizi che avverranno grazie all’azione della spinta idrostatica. e non in relazione alla forza di gravità.

La respirazione è importante e deve essere lenta e corretta: condizione essenziale ed indispensabile per fare ogni tipo di esercizio sia di rilassamento che di ambientamento.
La respirazione lenta e costante ha due finalità: lavorare in massima distensione senza blocco respiratorio e aiutare nella percezione del corpo per ciò che riguarda l’assetto e lo schema corporeo.
L’esercizio in acqua non deve superare la soglia del dolore altrimenti va ridotta la dose della manovra che si sta esercitando e se con una respirazione costante diminuisce allora possiamo aumentare la dose.

Quando si lavora in assetto in acqua il soggetto riceve un insieme di informazioni che vanno dal semplice contatto della cute con l’acqua alla sensazione di affondamento di alcune parti del corpo rispetto ad altre oppure lavorando sulla respirazione e sulla variazione dell’assetto in acqua. Tutte queste informazioni concorrono a modificare lo schema alterato o non permette la fissazione degli atteggiamenti patologici e di alterazioni funzionali.

A questo punto è necessario introdurre il metodo A.S.P con tutti i suoi principi di sequenzialità e propedeuticità della tecnica e cioè all’aumentare o diminuire la difficoltà di una sequenza in base al volume degli ausili usati al livello d’acqua e all’uso o meno di un parziale appoggio fino al galleggiamento.

 

Esercizi in acqua nelle lombalgie dell’atleta

Un volume di ciambella maggiore a parità di pressione idrostatica determina una maggiore difficoltà di esecuzione poiché la spinta dell’ausilio sarà maggiore. I livelli d’acqua che calano aumentano l’influenza della gravità. La sequenza diventa più difficile quanto più l’ausilio si avvicina alla superficie dell’acqua perché la pressione idrostatica diminuisce.

In certi casi si può arrivare a lavorare al centro della vasca in assenza di appoggi sempre più verso l’acqua bassa e con volumi di ausili che si rapportano alla spinta idrostatica e con una velocità di esecuzione sempre più crescente.

I punti che si potranno variare sul paziente in relazione alla sua immersione saranno:

  • la superficie (il paziente sarà meno stabile se chiude le braccia o le gambe verso il corpo)
  • il peso (se faccio uscire una parte del corpo dall’acqua sarà ancora più instabile)
  • il volume (si lavora con i volumi polmonari).

 

Una serie di foto che sintetizza il trattamento in acqua di un atleta a partire da una valutazione dell’atteggiamento posturale del paziente sul bordo piscina in questo caso era una iperlordosi e quindi per delordolizzare dovevo educarlo ad una buona respirazione diaframmatica .

Poi segue una fase di adattamento all’acqua con una serie di scivolamenti sinusoidali .

Lombalgia fisioterapia in acqua

 

In questo modo si comincia a mobilizzare la colonna ed è possibile apprezzare eventuali limitazioni articolari o muscolari. Per lavorare sulla presa coscienza del proprio corpo viene utilizzata la sequenza con paziente in assetto con la ciambella sotto il bacino così da vivere la sensazione di affondamento con la difficoltà crescente degli arti superiori che si avvicinano al tronco e singolarmente emergono dall’acqua,

Queste ultime sequenze saranno utili anche per equilibrare i muscoli assiali del tronco e quindi migliorarne il controllo. A seguire le mobilizzazioni del bacino con l’uso delle tavolette e movimenti di antero e retroversione possibile anche ad occhi chiusi per una presa coscienza del proprio schema corporeo.
Per arricchire la serie anche esercizi con le ciambelle di diversa misura a bordo vasca per rinforzo addominali.

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