Principi dell’Approccio Sequeziale Propedeutico

L’approccio riabilitativo con il paziente, si apre sempre con la valutazione e l’osservazione delle abilità motorie complesse e non, a terra.
Non esiste un modo standardizzato di lavorare con il paziente, ma il piano di lavoro che viene ideato si modifica giorno per giorno secondo un ordine sequenziale e propedeutico, perché si va dal facile al difficile in scala crescente di difficoltà, per fare acquisire maggiori abilità a livello motorio.
Lo scopo dell’ drokinesiterapia è il riadattamento del paziente alla forza di gravità, riarmonizzando gradualmente in una visione globale tutte le forze che determinano la sua statica.

Dell’acqua, si sfruttano le sue proprietà fisiche, essenzialmente:
-Legge di Archimede;
-Principio di Pascal;
-la spinta idrostatica;
-la resistenza idrodinamica.;

Secondo le regole del metodo Approccio Sequenziale e Propedeutico, possiamo incrementare o diminuire la difficoltà dell’esercizio riferendoci ai seguenti parametri:
– uso degli ausili;
– livello dell’acqua;
– facilitazione data da un parziale appoggio fino al galleggiamento;
mediante l’uso combinato dei suddetti punti si avrà più difficoltà e carico di lavoro.

L’acqua come strumento riabilitativo ha lo scopo principale di associare le proprietà fisiche dei liquidi ai principi neuromotori della riabilitazione, senza riprodurre ciò che viene fatto in ambiente gravitario, ma favorendo processi di apprendimento e possibilità di reclutamento di fibre motorie, lavoro propriocettivo e di equilibrio in un unico armonioso processo che solo l’ambiente microgravitario e l’attento lavoro individualizzato del fisioterapista possono ottimizzare. Il metodo dell l’A.S.P. unisce i principi neuromotori conosciuti nella fisiologia (sommazione spaziale e temporale degli impulsi) usufruendo delle facilitazioni microgravitarie, seguendo protocolli che si adattano alle principali patologie neurologiche ed ortopedico-traumatologiche. Il termine Approccio sta a rappresentare tutte le procedure per l’ambientamento, valutazione ed acquaticità in relazione alle patologie trattate. Sequenziale e Propedeutico è invece il lavoro rieducativo in funzione delle patologie, per far sì che sfruttando il binomio fisica dell’acqua e principi neuromotori parte da una situazione facilitante e solo con gradi diversi di apprendimento motorio e psicomotorio porteranno al massimo dei risultati consentiti in funzione delle attività fuori dall’acqua.

Un “volume di ciambella” maggiore (a parità di pressione idrostatica), durante l’esercizio terapeutico, determina una maggiore difficoltà di esecuzione poiché la spinta dell’ausilio sarà maggiore. Ciò determina, a distanza di tempo, un aumento della forza, e lo stesso può essere ottenuto variando i livelli dell’acqua che vengono a calare (rimessa in carico progressiva).

La pressione dell’acqua (o pressione idrostatica) è tanto maggiore quanto più si è vicini al fondo. Ad esempio se si esegue un esercizio con un “volume di ciambella” sotto il piede la P.I. sarà maggiore quando la gamba è stesa, e di conseguenza la difficoltà nel trattenerla sarà maggiore quando la gamba è flessa perché diminuisce la pressione idrostatica.

Se si dispone di una piscina che ha un’altezza omogenea, non si potranno variare i livelli dell’acqua, ma si andrà a variare il volume delle ciambelle. Viceversa, se si dispone di una piscina con i livelli che vanno a degradare mantenendo costante il volume della ciambella si andrà a diminuire l’altezza dell’acqua.
Quindi, l’esercizio terapeutico diventa più difficile quanto più l’ausilio si avvicina alla superficie dell’acqua, oppure quanto più l’acqua cala di livello.

Questa è la chiave del nostro metodo A.S.P. in acqua, perché nella rimessa in carico progressiva ciò che a noi interessa è riadattare sempre di più il paziente alla forza di gravità, riarmonizzando tutte le forze che determinano la sua statica.
Quindi, riepilogando, si porta il paziente verso un livello d’acqua sempre più inferiore facendo gli stessi esercizi terapeutici, oppure con lo stesso livello d’acqua andiamo a variare il volume della ciambella; se possiamo fare l’uno e contemporaneamente l’altro, diventa un incremento di difficoltà.

In principio si comincerà sempre, lì dove necessita, con un appoggio parziale durante l’esecuzione dell’esercizio terapeutico in acqua, offerto dal bordo vasca o dall’uso di ausili galleggianti con ampia superficie d’appoggio.
Lo scopo finale per tutti i pazienti, è quello di lavorare al centro della vasca in assenza di appoggi, e possibilmente, dove c’è la vasca che và a degradare, sempre più verso l’acqua bassa, e con volumi di ausili che rapportandosi alla spinta idrostatica aumentano la difficoltà.

I punti che possiamo variare sul paziente, in relazione alla sua immersione sono:
a) Il volume: se l’esercizio prevede il galleggiamento, si lavorerà molto con il respiro (particolarmente con la variazione dei volumi polmonari)
b) La superficie: se il paziente ha la possibilità di chiudere braccia o le gambe verso il corpo, sarà sempre meno stabile.
c) Il peso: si può variare facendo uscire gradualmente dall’acqua una parte del corpo: ad esempio se in galleggiamento, è sufficiente a portare un braccio in alto.
Nelle sequenze di lavoro del metodo A.S.P. si propongono schemi di base che vanno via con un crescendo di difficoltà, ove ripetiamo, i parametri da modificare sono:
– volume ausili;
– livello di immersione;
– facilitazione data da un parziale appoggio fino al galleggiamento;
suddetti punti a) b) c) sul paziente variando le connessioni tra tutti i punti si propongono esercizi individualizati e con difficoltà crescente.
APPROCCIO SEQUENZIALE E PROPEDEUTICO

1) Volume

Ausili

Disposizione

2) Da punti fissi a semimobili ad assenza totale
a) Galleggiamento
b) Con appoggio
3) Livello acqua
a) Galleggiamento
b) Con appoggio
4) Sul paziente
Principio di Archimede:
a) variazione dei volumi polmonari
b) Massa o peso

AMBIENTAMENTO ASSISTITO
Sono tutte quelle procedure che permettono ai pazienti di avvicinarsi all’acqua, conferendo ad essi tranquillità, sicurezza e confidenza con il nuovo ambiente.
Queste sono il requisito essenziale per poter proporre l’acqua come rinnovato elemento riabilitativo e terapeutico

ACQUATICITA’ IN PROGRESSIONE
Capacità motorie complesse in acqua da acquisire nel corso dell’Idrokinesiterapia al fine di poter acquisire il massimo di confidenza in acqua con lo scopo di raggiungere gli obiettivi Terapeutici e/o Ricreativi prefissati.

a) Obiettivi Terapeutici

Recupero funzionale
Recupero analitico
Recupero psicomotorio
Miglioramento della Funzionalità respiratoria
Miglioramento della Funzionalità cardio-circolatoria
Miglioramento della Funzionalità vescicale e intestinale
b) Obiettivi Ricreativi

Ludici
Sociali
Sportivi
VALUTAZIONE IN ACQUA
Analisi dell’assetto idrostatico spontaneo su i tre piani dimensionali di lavoro (dorso-verticale-pro)

GLOBALITA’
– Ogni sequenza di esercizio, riproduce alcune tappe fondamentali dello sviluppo Ontogenrtico, con le facilitazioni create dalle leggi fisiche dell’acqua.
Pertanto le aree su cui si lavora quasi sempre contemporaneamente sono:
– Rinforzo cranio-caudale o prossimo-distale;
– Propriocettività ed interiorizzazione;
– Equilibrio;
– Schema corporeo;
anche gli esercizi segmentari devono essere inseriti nella globalità del corpo.

Il direttivo ANIK
Dott. in Fisioterapia Fulvio Cavuoto
Dott. in Fisioterapia Marco Antonio Mangiarotti

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